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Il
Concerto del 2 dicembre 2007, come il direttore d’orchestra M° Gianmario Cavallaro ha detto nella sua intervista, segue un percorso ben preciso
dal barocco al classicismo, attraverso la musica di tre grandi: Händel,
Haydn e Mozart. L’arte, la poesia e la musica del Seicento e della prima
metà del Settecento sono indicate con il termine barocco.
I caratteri
più evidenti di questo stile sono la grandiosità, la potenza, la
teatralità e la ricerca di complicati effetti decorativi, che
rispecchiano la fastosità delle nascenti monarchie assolute europee.
Anche le maggiori città italiane (soprattutto Roma, Firenze e Venezia)
riescono a inserirsi con prestigio nella vita artistica europea: anzi,
si può affermare che il centro più importante in tutta Europa e nel
quale il Barocco affonda le sue radici fu proprio Roma.
Le corti dei
nobili si affermano prepotentemente come centri dell’attività musicale.
Cantanti, strumentisti, compositori, maestri di cappella e maestri di
danza gravitano attorno alle lussuose residenze dei monarchi assoluti
che, senza badare a spese, cercano di dare un’immagine di magnificenza e
di grandezza.
Ogni avvenimento importante, pubblico o privato, viene
solennemente festeggiato per giorni interi e in queste feste la musica
costituisce l’attrazione principale: teatro in musica, danza, balletto,
musica strumentale. Per Händel, possiamo citare la parole dello
scrittore e drammaturgo francese Romain Rolland: “ L'anima di Händel è
come il mare, nel quale tutti i fiumi del mondo si riversano senza
intorpidirne le acque o alterarle.” Le melodie handeliane mostrano
continui rapporti fra iterazioni ed elementi nuovi, suoni adiacenti ed
ampi intervalli, che sembrano dosati "a misura d'uomo", per essere
percepiti con chiarezza evitando però la banalità. E lo stesso vale per
l'armonia ed il contrappunto: nelle strutture il compositore non mostra
interesse alcuno per la ricerca di presunte "perfezioni formali" fini a
se stesse. Il suo modo di fare musica oscilla continuamente tra la sua
personale sensibilità musicale e l'esperienza di "uomo di successo",
costretto ad indagare sulle possibilità recettive dei suoi
contemporanei.
Contemporaneo di Johann Sebastian Bach, Händel fu - a
differenza di questi che visse prevalentemente nei piccoli borghi della
Turingia, fino a Dresda e Lipsia - più aperto ad esperienze nei maggiori
centri europei e nelle maggiori corti (Roma, Firenze, Napoli, Amburgo
etc. per poi approdare definitivamente a Londra, con viaggi temporanei
successivi). Con la Suite in Re M, siamo in piena epoca barocca: si
tratta di una suite virtuosistica per tromba solista e orchestra,
brillante e molto famosa, nei tempi: ouverture, giga, aria, marcia. La
suite (in francese successione) è un insieme di brani, per uno strumento
solista, un complesso da camera o un'orchestra, correlati e pensati per
essere suonati in sequenza. I pezzi che compongono una suite vengono
chiamati tempi (o movimenti) e nella musica barocca sono tutti nella
stessa tonalità. È presente quindi una alternanza tra tempi moderati o
lenti e tempi mossi o rapidi. La suite deriva dalla pratica, in voga nel
XVI secolo, di accoppiare danze di carattere e movimento diversi: la
prima lenta in ritmo binario, la seconda vivace in ritmo ternario.
Nell'età barocca la suite conosce un successo straordinario, tanto che Händel ne scrive ventidue per clavicembalo, mentre J.S.Bach ne compone
per violino, violoncello, flauto, liuto, organo, clavicembalo, per
formazioni cameristiche varie e per orchestra. Dalla metà circa del
XVIII secolo, in concomitanza con la fine della musica barocca e
l'affermarsi dello stile galante, il genere comincia sentire i segni del
tempo, e i compositori iniziano a preferirgli la sonata e, in ambito
orchestrale, la sinfonia ed il concerto. Il termine classicismo,
applicato alla storia della musica europea, indica il periodo che segue
il barocco e precede il romanticismo. La sua cronologia abbraccia un
arco di circa settant'anni, tra la metà del XVIII secolo e gli anni
immediatamente successivi al Congresso di Vienna (1814-15). Il polo del
movimento classicista è la città di Vienna, tanto che si parla di
classicismo viennese. I protagonisti di questa stagione sono Haydn,
Mozart e Beethoven. L'estetica del classicismo tende alla razionalità
del discorso e all'equilibrio tra le sue parti, che nella musica
strumentale si traduce nell'adozione dello schema noto come forma
sonata. In questo periodo le orchestre si arricchiscono di numerosi
strumenti. Il clavicembalo è progressivamente sostituito dal fortepiano,
in cui il controllo delle dinamiche consente una maggiore espressività.
Con la Sinfonia K 183 in Sol min di Mozart siamo in pieno classicismo
con una sinfonia giovanile che, se pure composta a soli 17 anni, ha in
sé tutti gli elementi della sua musica più matura, al punto che questa
sinfonia viene considerata uno dei capisaldi della produzione mozartiana,
“una pietra miliare nella storia della musica”, “un capolavoro perfetto
sotto ogni profilo”. Rientrando a Salisburgo dopo il viaggio estivo a
Vienna, Mozart scrive questa pagina misteriosa considerata la prima vera
sinfonia “psicologica”, perfetta nelle proporzioni, il racconto di chi,
ritrovata la calma interiore dopo sensazioni violente, ne prende le
distanze, rivivendole, però, attraverso il ricordo. Non a caso fu scelta
come colonna sonora iniziale del film “Amadeus”. L'allegro con brio
sostituisce l'allegro spiritoso delle precedenti sinfonie. Si inizia con
un ritmo sincopato caratterizzato da un tema breve ripetuto più volte ed
infine ripreso dall'oboe in forma malinconica e delicata.
In tutto il
movimento il ritmo rimane serrato. L'andante
ha un fraseggio cromatico continuamente spezzato ed i fagotti sono
sempre in eco con i violini. Segue il minuetto che non ha più nulla
della danza galante e rivela, in modo sintetico e senza cedere ad
abbellimenti, la propria drammaticità. Il trio è suonato unicamente dai
fiati: oboi, corni e fagotti. Il finale allegro riprende l'andamento
sincopato del primo movimento ed il tema del minuetto (in forma variata)
mantenendo il tono drammatico sino alla conclusione del pezzo.
Restiamo
quindi nel classicismo con un piccolo passo indietro, al padre stesso
della sinfonia, Joseph Haydn, con il delizioso Concerto per pianoforte e
orchestra in Re M. E’ l’ultimo scritto da Haydn per uno strumento a
tastiera e fu composto forse nel 1783 e pubblicato nel 1784. Il Concerto
per pianoforte (nella prima edizione viennese per clavicembalo o
fortepiano) fu molto popolare già negli anni successivi alla
composizione e ricevette ben otto pubblicazioni da editori diversi in
cinque Paesi. Da allora è rimasto nel repertorio più eseguito di Haydn
certamente per la ricchezza di colori esotici dell’ultimo movimento, ma
anche per la maturità compositiva degli altri due.
Il Vivace iniziale,
saldamente impiantato su un tema molto ben delineato, dal carattere
positivo ed aperto, qua e là si abbandona a parentesi in tonalità minori
o a piccole oasi sonore, per poi riprendere il cammino usuale con
rinnovata lena. Il secondo movimento, Un poco Adagio, degno delle
migliori pagine mozartiane dello stesso periodo, è in forma tripartita,
presenta un dialogo fra solista e orchestra, impreziosito dai ricami
improvvisativi delle fioriture pianistiche nelle parti estreme. Il tema
principale del Rondo all’Ungherese è tratto dal “siri kolo”, una danza
folklorica della Bosnia e della Dalmazia, ma sono evidenti gli influssi
della musica tzigana della Transilvania e alcune caratteristiche tipiche
della musica di cornamusa ungherese antica e dello stile “verbunkos”,
tipico della omonima danza di arruolamento dell’esercito ussaro, in uso
a partire da quegli anni, basata sull’uso di ritmi sincopati o puntati,
di carattere improvvisatorio. Infatti acciaccature, gruppetti, arpeggi
volteggianti, trilli turbinanti concorrono all’effetto finale di festa
popolare, in linea con il gusto delle “turcherie” dell’epoca. Haydn non
fu, a differenza di Mozart, un virtuoso di pianoforte; siamo in un
momento in cui il pianoforte si sta affermando, ma la supremazia del
clavicembalo si fa sentire ancora molto. In questo concerto assistiamo
al progressivo superamento della tecnica clavicembalistica a favore
della espressività e della duttilità del pianoforte: ciò che Haydn
scrive, specie nel terzo movimento, è ormai tutto pianistico.
Maria Teresa Lo
Bianco
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